Nel Salento basta una parola per raccontare due mondi: pampasciune. Da una parte è un piccolo tesoro della terra, dall’altra un modo di dire che fa sorridere. Il pampasciune, conosciuto anche come lampascione, è il bulbo selvatico del Muscari comosum: cresce nascosto sottoterra e si conquista con pazienza, zappetta e intuito. Amarognolo, intenso, autentico. Dopo la raccolta si lessa con acqua e aceto, poi si condisce con olio EVO, menta e origano, oppure finisce fritto o sott’olio. È un pilastro della cucina pugliese, perfetto accanto a carne, pesce o dentro ricche insalate. Ma non è solo buono: è anche un alleato della salute. Ricco di fibre e sali minerali, con poche calorie, ha proprietà depurative, diuretiche e antinfiammatorie. Insomma, piccolo ma potentissimo. E poi c’è l’altro significato. Dare del “pampasciune” a qualcuno, in dialetto, non è proprio un complimento: significa dargli dell’imbranato, dell’ingenuo, dell’incapace, diciamolo….dell’imbecille. Ma sempre con quella leggerezza ironica tipica del Sud.
Così il pampasciune resta un simbolo perfetto del Salento: forte, sincero, un po’ ruvido ma impossibile da dimenticare. Proprio come la sua gente.